Thursday , 14 December 2017
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Un'epidemia influenzale sta devastando varie regioni dell'isola. Contagia soprattutto gli agricoltori.

Abitudini alimentari ancora approssimative

L’attuale mortale epidemia influenzale si sta diffondendo solo nelle aree che producono riso, al momento. Contagia soprattutto gli agricoltori. All’incirca il 95% di coloro che vengono contagiati muoiono prima di poter ricevere alcun tipo di cure mediche. La dimensione della catastrofe è tale che ha costretto Pety Rakotoniaina, il presidente della delegazione speciale di Fianarantsoa a dichiarare parte della provincia come “area disastrata”. Il governo centrale è intevenuto chiamando medici volontari e paramedici e inviando urgentemente forniture di medicinali.

Generalmente questi soccorsi e operazioni mediche di emergenza sono limitate alle grandi città o alla rete stradale principale e la spedizione di forniture mediche agli ospedali più remoti. In altre parole i medici locali hanno la responsabilità di curare i malati nelle campagne e nei villaggi, come nel caso dello scoppio del colera del 2000.

Un medico locale a cui è stato chiesta la sua opinione sull’impatto dell’epidemia di influenza nel suo distretto ha risposto che la sua zona, fino ad ora, è stata risparmiata.

Ha comunque afferamato che non sarebbe sorpreso se l’epidemia raggiungesse la sua regione. La radice del problema è il cibo, o meglio la mancanza di cibo. Ha sostenuto che la scarsa razione di cibo che gli agricoltori ricevono li rende vulnerabili alla nuova infezione virale. Per tutto l’anno gli abitanti di quell’angolo remoto che è il suo distretto mangiano solo un pasto giornaliero di riso, condito con sale e pepe. Sebbene siano allevatori, non sono abituati a bere latte e rifiutano di farlo. Alcuni mangiano riso con pesce secco, inzuppato in acqua calda. Mangiano carne solo durante gli eventi famigliari.

Questo giovane medico che ha già cinque anni di esperienza lavorando nelle zone agricole, sostiene che fino a quando i programmi per l’educazione alimentari saranno limitati agli opedali urbani e al massimo alle zone circostanti, gli agricoltori non cambieranno le loro abitudini. Per quanto poveri siano, non si avventurano in acque sconosciute. Secondo questo medico, le organizzazioni sociali e che si occupano della salute dovrebbero attraversare i villaggi e le campagne per condurre visite per l’educazione alimentare perchè i medici locali e il personale degli opedali non lo possono fare. Se sono fuori per consegnare un certificato di morte, la clinica rimane chiusa per cinque ore. Ha anche notato l’esistenza di alcuni venditori che vanno di villaggio in villaggio a vendere medicine, tra le altre cose, è questa è un’arma a doppio taglio, perché se da una parte aiuta gli agricoltori dall’altra promuove la pratica pericolosa e potenzialmente fatale dell’auto-medicazione.